La struttura turistica accessibile


 

PREMESSA

fonte ISITT

L’accessibilità delle strutture ricettive è una questione fondamentale e imprescindibile per un territorio che intende investire e sviluppare il “turismo per tutti”.

L’abbattimento e il superamento delle barriere architettoniche, in tutti i contesti sociali, è stato, e rappresenta ancora oggi, un caposaldo dell’attività delle associazioni di tutela e di promozione dei diritti delle persone con disabilità, una battaglia che indubbiamente ha portato i suoi frutti ma che non è ancora “vinta” del tutto.

Molteplici sono le segnalazioni, le rimostranze e le incongruenze che i turisti con esigenze specifiche, in particolare le persone in carrozzina, si trovano a dover affrontare quando intraprendono un viaggio o una vacanza.

Indubbiamente  la struttura  ricettiva,  sia essa il tradizionale  hotel, l’albergo  “diffuso” o una sistemazione extralberghiera, costituisce un punto fermo nell’organizzazione e nella realizzazione del viaggio.

Una struttura ricettiva che non risponde alle proprie esigenze e aspettative è, per tutti, un elemento che riduce la qualità complessiva della vacanza, che ci crea disagio, disappunto, insoddisfazione e alle volte anche collera e ira, a causa dei problemi creati dall’inesistente o scarso livello di accessibilità e di fruibilità, a cui spesso si associa una mediocre piacevolezza e una limitata valenza estetica.

Da questa riflessione nasce la volontà di porre l’attenzione sul tema dell’accessibilità delle strutture ricettive, un’accessibilità che non sia solo conforme o rispettosa della legge, ma un’accessibilità che sappia essere funzionale, efficiente, comoda e soprattutto di qualità. Questo è lo scopo dello studio, tentare di tracciare alcune linee guida, quasi un “modello” di riferimento per operatori e progettisti affinché l’accessibilità possa diventare uno stimolo e non più solo un vincolo.

Il “modello” non vuole essere un riferimento teorico,ideale, astratto, intoccabile e identico in ogni contesto e per ogni tipo di struttura ricettiva, ma deve essere inteso come un supporto pratico ed applicativo, flessibile e declinabile in diverse realtà, ma che comunque parte da considerazioni e principi di fondo da condividere e da rispettare.

Lo studio tenta quindi di proporre degli spunti di riflessione e di tracciare una nuova strada che considera l’accessibilità un elemento imprescindibile del concetto più ampio di qualità.

Il “modello” inoltre, intende proporre alcune indicazioni e suggerimenti di massima per evitare errori grossolani nella progettazione futura e soprattutto per sfatare le leggende e i falsi miti che, ancora oggi, costellano le discussioni e il confronto sull’accessibilità.

Lo studio volutamente si concentra sull’accessibilità strutturale e sul “rispetto” della normativa, pur nella consapevolezza che anche le tematiche dell’accoglienza (si potrebbe quindi parlare di “accessibilità dell’accoglienza”)  sono indispensabili,  fondamentali   e cruciali nel contesto turistico.

La scelta è stata quella di concentrarsi sulla fruibilità degli spazi e degli ambienti perché si è ritenuto che, in una visione futura, di sviluppo del segmento del turismo per tutti non si possano più sostenere realizzazioni e ristrutturazioni, che ripropongono errori e lacune anche se privi di un intento discriminatorio nei confronti del turista con esigenze specifiche o con disabilità, e che di conseguenza vanno a vanificare tutto il lavoro di sensibilizzazione e promozione portato avanti su queste tematiche.

Lo scopo dello studio è proprio quello di mostrare un nuovo modello di struttura, una struttura che, partendo dall’attenzione per le esigenze del cliente, inteso nella sua accezione più ampia e complessa, può creare una realtà comoda, bella, sicura, piacevole, innovativa e di qualità, apprezzabile e gradita da chiunque.

In questo contesto il “modello” non vuole essere un prototipo da riproporre e riprodurre in modo acritico e spersonalizzato,  ma uno strumento per sviluppare una nuova cultura della progettazione per tutti, una visione matura e responsabile che sappia guardare con la giusta attenzione al particolare, al dettaglio e all’insieme, consapevole che ogni piccolo elemento contribuisce all’efficacia e alla qualità del tutto.

Questo è ciò che propone il “modello di struttura per tutti” una nuova lettura della struttura ricettiva partendo dai bisogni, dalle aspettative e dalle esigenze del cliente, che è poi il vero e indiscusso destinatario di qualsiasi realtà progettata e realizzata per il soggiorno turistico.

Si vuole proporre  un “modello”  che sappia  indirizzare  verso  strutture  ricettive  sempre  più adeguate e adattabili alle diverse esigenze dei clienti in un’ottica che mira alla qualità a 360°. Pertanto si è ipotizzata un’organizzazione degli ambienti della struttura ricettiva per i quali il “modello” fornisce una serie di indicazioni in merito all’accessibilità.

Le indicazioni in merito all’accessibilità sono state scelte cercando di tenere presenti i requisiti di fruibilità in autonomia, sicurezza, comfort e piacevolezza di un ambiente e dei suoi componenti da parte di persone con disabilità, in riferimento a problemi di movimento, di vista, di udito.

Tali indicazioni sono relative ai seguenti aspetti della struttura ricettiva, che in seguito saranno approfonditi:

–    gli spazi esterni:

  •  l’area esterna;

  •  il parcheggio e i posti auto “riservati”

–    tra esterno ed interno della struttura ricettiva:

  •  l’accesso esterno e l’ingresso nella struttura ricettiva

  •  gli strumenti per il superamento dei dislivelli

–    l’interno della struttura ricettiva:

  •  l’accoglienza, i luoghi per il ricevimento

  •  segnaletica ed informazione

  •  corridoi e percorsi orizzontali

  •  percorsi verticali: ascensori, scale, scale mobili, piattaforme elevatrici o elevatori o lift home, servoscala (N.B. assolutamente da evitare  pur essendo permessi da normativa!), rampe

  •  la camera accessibile: spazi accessibili, arredi fruibili, balcone o loggia accessibile

  •  il servizio igienico accessibile della camera accessibile e le attrezzature per l’accessibilità del servizio igienico

  •  ausili e attrezzature per l’accessibilità nelle strutture ricettive

  •  sala pranzo, sala colazione, ristorante, piano bar,

  •  soggiorno, sala tv e media center

  •  servizi aggiuntivi a quelli di base:

sala conferenze, riunioni, proiezioni, spettacoli e locali annessi (ad es. guardaroba, camerini)

        ambienti per attività ginnico- sportive, palestra, centro benessere o Spa  (salus per aquam)

        servizi per igiene (parrucchiere, manicure, pedicure.)

       sala musica

        biblioteca

       punto vendita

       custodia e gioco bimbi.

INTRODUZIONE

L’albergo è per tutti i turisti una sorta di “casa temporanea”, un approdo che si ricerca quanto più possibile sicuro e piacevole, per contrastare le naturali incertezze del viaggio.

Per tutti viaggiatori la stanza d’albergo diventa una sorta di “rifugio” dove ritrovare la propria intimità, i propri ritmi e il proprio equilibrio in un territorio che spesso non ci appartiene e che molte volte si discosta dalla nostra quotidianità.

Il viaggio, d’altro canto, impone a tutti di avere fiducia negli “stranieri”e in chi è “estraneo” e implica necessariamente la perdita temporanea del comfort familiare e degli amici. In questo contesto l’albergo ha spesso il ruolo del “surrogato”  della casa, l’ambiente che, durante il viaggio o la vacanza, ci permette di ritrovare la nostra individualità.

Per questi motivi la ricerca e la scelta della sistemazione per il soggiorno è sempre un aspetto estremamente importante nell’organizzazione della vacanza.

La scelta ovviamente è individuale, strettamente dipendente dai gusti, dalle disponibilità economiche, dalle contingenze del momento e dalle motivazioni del viaggio, ma è indiscutibile che la qualità degli ambienti e dei servizi, uniti alla professionalità e disponibilità del personale costituiscono un elemento cruciale per tutti.

Le indagini e le tendenze dell’ultimo decennio confermano infatti una sempre maggior attenzione nella scelta della struttura, un progressivo maggior peso attribuito alla qualità del servizio, alla disponibilità di servizi collaterali e all’impegno della struttura nel perseguire una gestione etica e ambientalmente sostenibile.

La ricerca di un ambiente accogliente, piacevole, confortevole e confortante è un elemento che risulta sempre più significativo per il turista moderno.

Questa tendenza, diffuse ormai a livello nazionale e internazionale, è ovviamente valida e vera anche per quel segmento di mercato identificato con il “turismo accessibile”.

Se infatti la persona con disabilità è considerata nella sua accezione di turista, accezione più che valida quando pratica turismo, visto che le motivazioni e le aspettative che la spingono al viaggio sono esattamente le stesse di tutti gli altri cittadini, va riconosciuto che per la persona con esigenze specifiche la scelta della struttura ricettiva è ancora più un elemento cruciale per la buona riuscita della vacanza, del viaggio, del soggiorno.

Se infatti chiunque nella stanza d’albergo ricerca quegli elementi che lo “fanno sentire a casa”, il turista con esigenze specifiche ricerca e richiede soprattutto quegli spazi e quei servizi che gli permettano di “sentirsi a casa” o meglio che gli permettano di potersi muovere e gestire in condizioni di comfort e sicurezza in un contesto decoroso e di qualità.

Questo è un elemento decisivo nella trattazione dell’accessibilità, un elemento troppo spesso trascurato, sottovalutato, dimenticato, quasi che la qualità, in tutti i suoi aspetti non possa interessare le persone con esigenze specifiche, quasi che l’accessibilità sia una richiesta opzionale e di serie B, quasi che l’accessibilità sia sinonimo di scadente, di secondario, di ospedaliero o perlomeno di qualcosa non attraente.

Una mentalità diffusa, spesso avvalorata anche dalle stesse persone con disabilità che, invece di guardare alla fruibilità con una visione ampia, strutturata e costruttiva si limitano al semplice soddisfacimento delle proprie specifiche necessità e/o abitudini senza pensare che, soprattutto nel contesto turistico, un conto è la legittima pretesa di un buon livello di fruibilità, altro conto è richiedere, come necessario e dovuto ciò che, in realtà, è una semplice preferenza o esigenza strettamente personale.

Il tema dell’accessibilità delle strutture alberghiere necessita indubbiamente di forti e importanti chiarimenti,  di maggior  professionalità  e competenza  di chi progetta,  realizza e verifica le strutture, di una maggior attenzione costruttiva da parte dell’imprenditore che investe dei soldi nell’accessibilità e che, per questo, dovrebbe ricercare e pretendere la soluzioni migliore, più efficace e soddisfacente, quella che può realmente ottimizzare e rendere efficiente l’investimento.

Solo con lo sviluppo di una nuova mentalità, che sappia guardare all’accessibilità come ad un’occasione  per  elevare  la  qualità  del  proprio  prodotto,  si  potrà  pensare  di  migliorare  il servizio e di realizzare ambienti e spazi che possano essere semplicemente comodi, belli, piacevoli, confortevoli e agevoli per tutti, creando e organizzando strutture realmente in linea con le necessità  e le richieste di tutti i pubblici, tra questi compresi i turisti con disabilità

(fisiche, sensoriali, intellettive, psichiche, relazionali e comunicative), le famiglie con bambini piccoli, le persone obese, gli anziani, coloro che hanno intolleranze alimentari e coloro che hanno patologie croniche e ricorrenti che, pur non contemplando una totale non autosufficienza e dipendenza da altri, necessitano di qualche particolare attenzione.

Una nuova filosofia che sappia considerare l’accessibilità come uno strumento per l’innalzamento della qualità complessiva del progetto, del prodotto e del servizio.

Una nuova mentalità che deve andare a scardinare le vecchie credenze, che deve annullare le false leggende e che deve necessariamente essere accompagnata da una presa di responsabilità del gestore e da un forte impegno in un percorso di miglioramento continuo e progressivo.

A conferma di come l’accessibilità vada interpretata con un nuovo e più ampio approccio, si ripropongono due elementi significativi, emersi da uno studio promosso da Nestlé Professional nel 2009 (1) , che testimoniano come un nuovo approccio al tema dell’accessibilità possa generare ricadute positive e apprezzate da tutti i clienti.

(1) Studio condotto dalla divisione Food&Beverage per il mercato del dell’Out of Home, che ha coinvolto 500 italiani tra i 18 e i 65 anni volto ad individuare gli elementi e i servizi che “fanno veramente sentire a casa” quando ci si trova in viaggio/vacanza.

Il primo elemento interessante è costituito dal fatto che ben il 36,8% degli intervistati afferma che una  delle  maggiori  fonti  di  insoddisfazione  alberghiera  è  legata  alle dimensioni  della stanza ritenuta “troppo piccola”.

E’ facile intuire che una gestione attenta ed efficace dell’accessibilità permette di realizzare ambienti che, in quanto fruibili da un cliente in carrozzina, sono più comodi e apprezzati da tutti.

L’attenzione nella gestione degli spazi, nella ricerca di soluzioni progettuali flessibili, adattabili e attente alle esigenze di tutti i clienti, compresi bambini, anziani e persone con disabilità, pone le radici nel turismo accessibile, ma dovrebbe diventare una modalità operativa generalizzata per l’innalzamento generale della qualità turistica in senso lato.

Altro elemento significativo emerso dalla ricerca è che tra le difficoltà segnalate c’è quella relativa all’orientamento all’interno della struttura, tanto che l’11% degli intervistati ammette di essersi “perso” più di una volta tra i corridoi e i piani o di essersi ritrovato al buio per non aver saputo utilizzare correttamente  il sistema di risparmio energetico che molti alberghi hanno installato (9,2%).

Anche questi dati confermano quanto ribadito precedentemente, d’altro canto la tematica dell’orientamento e della segnaletica costituiscono uno degli elementi salienti della “progettazione per tutti”, in quanto venendo incontro alle esigenze di bambini, anziani o persone  con difficoltà  di apprendimento,  di orientamento,  di comunicazione,  di visione,  si realizzano soluzioni che attraverso l’uso dei colori, delle scelte progettuali, della tipologia di segnaletica possono agevolare tutti in una migliore fruizione degli ambienti, aumentandone la gradevolezza e la piacevolezza.

E’ naturale, infine, che una struttura ricettiva per tutti, dopo essere progettata e realizzata, deve necessariamente essere mantenuta e migliorata nel tempo per poter sempre garantire il massimo dell’efficienza e dell’efficacia per tutti.

Una struttura fruibile e accogliente inoltre deve essere supportata da un sistema di servizi e da un personale formato sulle tematiche dell’accoglienza e della relazione con clienti con esigenze specifiche, perché niente è più controproducente e insensato di una struttura perfettamente accessibile, gradevole alla vista ma dove sussistono evidenti “barriere culturali” che relegano il cliente con esigenze specifiche a un trattamento di “seconda classe”.

Senza entrare nel merito delle tematiche  dell’accoglienza  per tutti, che richiederebbe  una trattazione a parte, debitamente approfondita e articolata, si ribadisce semplicemente che il vero “modello”di struttura per tutti è quello che sa rispondere in modo equilibrato ed efficace alle diverse esigenze del cliente, qualunque esse siano, con professionalità e competenza in una visione che pone il cliente, nelle sue varie accezioni (bambino, anziano, persona con disabilità motoria, sensoriale, ecc.), al centro della realizzazione e gestione della struttura, consapevole che la strada per il futuro è il superamento dello standard, a favore di una visione sempre più adattabile e personalizzabile dell’offerta.

Tale strada è, forse, ancora poco frequentata. L’adozione di questo “nuovo approccio” potrà portare indubbiamente i suoi frutti a coloro che sapranno e vorranno intraprenderla con responsabilità, entusiasmo e convinzione.

 

ACCESSIBILITA, ACCESSIBILITA’ “EVIDENTE”, PROGETTAZIONE ACCESSIBILE

La presente riflessione sul significato del termine accessibilità volutamente si limita alla componente ambientale (ambiente fisico) o spaziale (spazio in senso concreto, non spazio virtuale) dell’accessibilità, pur nella consapevolezza dei ruoli importantissimi rivestiti dagli aspetti temporali, organizzativi, comunicativi, informativi, finanziari etc. per giungere ad una definizione più esaustiva di accessibilità, ma soprattutto a effettive ed inclusive manifestazioni dell’accessibilità.

In questo contesto l’accessibilità è individuata in riferimento a oggetti, prodotti, artefatti che sono il frutto di una progettazione architettonica, urbana, urbanistica e del design dell’oggetto e che riguardano le strutture ricettive.

Per accessibilità si può pertanto intendere la possibilità di accesso, di movimento, di orientamento e di uso di spazi fisici (luoghi all’aperto ed edifici, ivi compresi elementi costruttivi, terminali degli impianti, attrezzature, arredi, complementi di arredo), dei servizi in essi compresi e degli oggetti (il termine oggetto va inteso nel senso più estensivo) necessari allo svolgimento di attività:

–   in  condizioni  di  autonomia,  sicurezza,  benessere,  soddisfazione  (ovvero  facilità, comodità, piacevolezza etc.);

–   attraverso  soluzioni  spaziali,  tecnologiche,  organizzative  e  gestionali  che  possano soddisfare bisogni, esigenze e desideri delle persone (indipendentemente da età, genere, capacità, cultura, razza, caratteristiche fisiche, sensoriali, psichiche/intellettive etc.), attraverso risposte differenziate ed articolate, permettendo personalizzazioni ed adeguamenti (anche con funzioni di compensazione e conciliazione), evitando il ricorso a una progettazione “dedicata solo a…”, poiché essa tenderebbe comunque a riproporre forme di istituzionalizzazione, di marginalizzazione, di segregazione, anche se rivestite da positive caratteristiche formali ed espressive.

L’integrazione tra le componenti dell’accessibilità della soddisfazione (come sopra detto), intesa in modo estensivo e quindi contemplante anche il piacere nell’uso e dell’uso, è molto importante perché:

–  riconosce  dignità  alle  qualità  formali  di  oggetti/edifici/spazi,  sottolineando  che  il requisito dell’accessibilità può, anzi deve, affiancare aspetti di valore estetico, proponendosi come elemento di caratterizzazione e di miglioramento;

–  dà  il  senso  della  cura  e  dell’attenzione  progettuale,  togliendo  la  progettazione universale ed inclusiva dal limbo di una progettazione “a parte”, solo “per disabili”.

Il concetto di “accessibilità  evidente” e la richiesta di una sua concreta applicazione nascono nell’ambito del turismo per tutti.

L’accessibilità  evidente  è un requisito  che  coniuga  la fruibilità  di strutture,  arredi,  oggetti, percorsi e servizi, da parte di qualsiasi persona, in condizione di autonomia, di sicurezza e di non discriminazione con la qualità estetica, ovvero con aspetti di gradevolezza e di valenza espressiva:

–    evitando   assolutamente   connotazioni   di  tipo   “ospedaliero”   o  configurazioni   che sottolineino o stigmatizzino la disabilità,

–   seguendo invece i principi e i metodi della progettazione universale ed inclusiva. Progettazione accessibile in ambiente turistico non è niente di più e niente di diverso rispetto alla progettazione accessibile in qualsiasi altro campo.

Infatti, tutti i luoghi o quasi la totalità dei luoghi, toccati dalla presenza del turista, sono vissuti anche dalle persone che non si configurano come turisti, perché sono luoghi che fanno parte del vivere  quotidiano  (come  i trasporti,  i percorsi  pedonali,  gli  attraversamenti  stradali,  le attività commerciali) ed ai quali tutte le persone si rivolgono.

Altri luoghi possono essere frequentati da qualsiasi persona e indipendentemente dall’attività turistica, come i luoghi per lo svago, il divertimento,gli intrattenimenti, la ristorazione, lo spettacolo o come gli eventi e gli spazi legati ad attività culturali, a esposizioni, a manifestazioni.

Alcuni luoghi fanno parte indubbiamente di attività squisitamente turistiche come, ad esempio:

–     le strutture ricettive da alberghi a case per ferie a agriturismi a bed&breakfast a villaggi turistici a campeggi a rifugi montani. Tuttavia occorre ricordare che molti di essi ospitano anche non turisti, come le persone che si spostano e soggiornano in strutture ricettive per motivi collegati all’attività lavorativa;

–    gli stabilimenti balneari;

–     i cosiddetti itinerari turistici, collegati strettamente al turismo e al tempo libero oltre che ad attività più di natura “educativa”.

Pertanto l’accessibilità in ambito turistico è sempre la stessa, se non con qualche attenzione aggiuntiva orientata all’informazione, all’accoglienza, alla disponibilità e a rendere più comodo e piacevole il soggiorno di qualsiasi turista, ivi compreso il turista con disabilità e con esigenze particolari.

Progettazione accessibile in ambiente turistico è quel percorso ideativo che:

–    progetta non per soddisfare la normativa tecnica sull’accessibilità, ma per rispondere a bisogni, esigenze, desideri connessi con una effettiva, sicura, piacevole, soddisfacente ed autonoma fruizione del costruito, degli spazi all’aperto, degli arredi e delle attrezzature. Essa tende a garantire l’accessibilità e la fruibilità generalizzata con soluzioni appropriate integrate nel normale percorso progettuale, indipendentemente dalle richieste normative, invece di adeguare banalmente il progetto alle caratteristiche di accessibilità richieste dalle norme;

–     non si accontenta di applicare la norma, ma vuole realizzare spazi migliori partendo dalle condizioni umane di maggiore “fragilità” e difficoltà.

L’ACCESSIBILITÀ IN PILLOLE

Non è niente di più e niente di diverso rispetto alla progettazione accessibile in qualsiasi altro campo.

L’accessibilità è sempre la stessa, se non con qualche attenzione aggiuntiva orientata all’accoglienza, alla disponibilità e a rendere più comodo e piacevole il soggiorno di qualsiasi persona, ivi comprese le persone con disabilità e con esigenze particolari e specifiche.

Non è solo soddisfacimento  della normativa tecnica sull’accessibilità,  ma risposta a bisogni, esigenze, aspettative, desideri  connessi  con una effettiva,  sicura, piacevole,  soddisfacente,  autonoma  fruizione  degli spazi al chiuso  ed all’aperto, degli arredi, delle attrezzature, dei servizi di una struttura ricettiva.

Non si accontenta di applicare la norma ma vuole realizzare spazi migliori partendo dalle condizioni umane di maggiore “fragilità”.

Progettazione  accessibile  è  progettazione  inclusiva,  universale  (Universal  Design)  e pluriversale:

universale in quanto le soluzioni non devono essere separate e segreganti e, quindi, occorre superare le distinzioni,  che realizzano  percorsi,  locali (ad esempio i servizi igienici “per diabili”, la camera d’albergo cosiddetta “per disabili”) o ingressi distinti per persone con disabilità: solo agendo così si va verso spazi che non hanno distinzioni separanti ed escludenti, ma che invece sono davvero accessibili per tutti;

pluriversale in quanto presenta un ampio spettro di soluzioni che agevolino tutte le persone, non solo le persone con disabilità ed offre soluzioni differenziate per le differenze umane, poiché è progettazione che vuole includere dall’inizio, invece di escludere, le diversità umane, che, tra l’altro, non sempre sono riconducibili a situazioni di disabilità. Si è usato il termine pluriversale per indicare che si tratta di un orientamento  progettuale volto alla totale inclusione di tutte le persone, nel rispetto delle differenze e delle specificità umane con soluzioni differenziate e con possibilità di più opzioni; riconosce l’importanza “di come appare la soluzione” (che deve essere attraente e piacevole), della sua valenza espressiva, della sua comunicatività, della sua connotazione “non ospedaliera” (la forma che dà valore);

si basa sui principi di autonomia, che è la possibilità, per le persone con disabilità, di muoversi e usufruire degli spazi e dei servizi in modo indipendente, senza l’aiuto di persone esterne, e di autodeterminazione, che è la possibilità di valutare le condizioni di accessibilità rispetto alle proprie esigenze, senza doversi affidare esclusivamente a “bollini” spesso troppo semplificativi e poco chiari.

La progettazione accessibile (inclusiva, universale e pluriversale) fa ricorso ad una serie di criteri-guida per conseguire l’accessibilità, la fruibilità e l’usabilità di spazi, arredi, oggetti e servizi, che possono essere sinteticamente riepilogati come segue:

  1.  prevedere soluzioni progettuali multi-opzionali:

  1.  rifiutare le soluzioni speciali e discriminanti

  1.  operare una differenziazione spaziale per incontrare più esigenze e desideri

  1.  permettere un’autovalutazione delle proprie possibilità

  1.  ricorrere alla progettazione multi-sensoriale e sinestetica

  1.  facilitare la comprensione dello spazio e delle attività (comunicatività ambientale)

  1.  facilitare l’orientamento e il wayfinding

  1.  permettere e agevolare la comunicazione

  1.  calibrare l’accessibilità a seconda dei luoghi

  1.  ricercare la sicurezza e renderla “evidente”

  1. ricercare benessere e comfort (no fatica, no disagio)

  1. potenziare l’autonomia

  1. prevedere flessibilità/personalizzazione dello spazio

  1. integrare l’accessibilità dello spazio con “servizi e attrezzature”

  1. ricercare caratteristiche di valenza estetica ed espressiva.

La progettazione accessibile è primo presupposto fondamentale per l’ambito turistico che si vuole connotare come inclusivo, considerando l’inclusione sociale come il risultato, non solo della non discriminazione, ma anche delle azioni positive messe in campo per garantire pari opportunità.

La possibilità di accedere e di utilizzare le strutture diventa il presupposto fondamentale per:

–     permettere al turista con disabilità e con esigenze particolari o specifiche, di prendere in considerazione un’offerta turistica o di scegliere un itinerario turistico;

–    poter avere accesso all’esperienza.

Tra le diverse possibilità di fare esperienza (esperienza diretta, indiretta, mediata e ri-creata) la priorità va all’esperienza diretta: accesso all’esperienza con interventi “edilizi”, con soluzioni alternative, con attrezzature e ausili per il movimento, con soluzioni “a distanza” purché siano proposte per tutti i turisti e non solo per i turisti con disabilità.

Spesso l’inaccessibilità di un qualche elemento (come una scala in un palazzo storico, una pavimentazione pregevole e deperibile, un affresco delicato), può costituire:

–    una modalità conoscitiva uniforme ed uguale per tutti: ad esempio la contemplazione solo a distanza o mediante la realtà virtuale, senza praticare o percorrere realmente col proprio corpo uno spazio,

–    un aspetto di tutela e salvaguardia dell’oggetto (passerella in vetro di sicurezza sul pavimento a mosaico di Aquileia, riproduzione in scala reale delle grotte di Altamira).

L’informazione è il secondo presupposto fondamentale per l’ambito turistico che si vuole connotare come inclusivo.

Ormai, per valutare l’accessibilità e comunicarla, non si può considerare più sufficiente e adeguato solamente il ricorso a “etichette” e simboli, che dicano se uno spazio è più o meno accessibile.

Il rispetto dei principi di autonomia e auto-determinazione e l’esigenza di informazioni attendibili e, per quanto possibile, oggettive sull’accessibilità implicano necessariamente che la valutazione dell’accessibilità non si esprima esclusivamente con la definizione di un giudizio di valore “accessibile si o no”, ma si concretizzi in una descrizione, tecnica e completa, del livello di fruibilità della struttura stessa.

Inoltre, chiare informazioni sull’accessibilità permettono un’auto-valutazione delle proprie possibilità.

L’accessibilità è possibile.

L’accessibilità per tutti in ambiente turistico, e in particolare nelle strutture di accoglienza e negli edifici e spazi particolarmente  frequentati dai turisti come i luoghi della cultura, è un requisito che è possibile ottenere, anche perché non contempla particolari costi aggiuntivi (se l’accessibilità è pensata e voluta a partire dal momento ideativi e progettuale) e comunque offre qualcosa in più a tutti.

Questa affermazione è accompagnata da alcuni problemi da affrontare:

–     molto  spesso  il  requisito  dell’accessibilità  è  conseguito  in  maniera  anonima  e  con aspetto e configurazioni di tipo “ospedaliero” o con soluzioni “dedicate”, che spesso si rivelano insufficienti e anche non funzionanti (basti pensare all’uso indiscriminato dei cosiddetti servoscala o alla scelta di taluni sanitari e di sostegni nei servizi igienici);

–    spesso l’accessibilità non è considerata come una qualità essenziale dell’ambiente, ma come requisito solo per le persone con disabilità;

–     raramente o quasi mai viene considerata l’accessibilità per le persone con disabilità sensoriali (visiva, uditiva), intellettiva, psichica e con pluridisabilità, trascurando il fatto che l’accessibilità percettiva dell’ambiente è un elemento migliorativo per tutti..

L’accessibilità è dovuta”.

L’accessibilità per tutti in ambiente turistico è un requisito che è doveroso ottenere perché, oltre a configurarsi come diritto umano, è un imperativo normativo.

Questa affermazione è accompagnata da alcuni problemi da affrontare:

–    spesso l’accessibilità è identificata solo con l’applicazione normativa;

–    spesso si verifica un rigido adeguamento normativo:

  •  nulla si fa per migliorare ed integrare tali disposti normativi attraverso soluzioni architettoniche, tecnologiche, impiantistiche, gestionali;

  •  si fa il “minimo” (ad esempio: per le strutture ricettive si osserva solo il numero minimo, richiesto dalle leggi, di camere accessibili);

  • si fa dire alla norma ciò che non richiede (ad esempio quantità e qualità dei sostegni nei servizi igienici, tipi di sanitari da prevedere);

  •  si  nascondono  e  “camuffano”  o  non  vengono  evidenziati  e  comunicati  gli interventi per l’accessibilità;

–     sarebbe utile applicare i principi dell’accessibilità differenziata e calibrata sulle diverse realtà (soprattutto per gli edifici esistenti!) e dell’accessibilità equivalente (intesa come lo studio di soluzioni alternative alle disposizioni normative ma che conseguono i requisiti di accessibilità e fruibilità almeno con la stessa efficacia, nel rigoroso rispetto dei criteri di progettazione per l’accessibilità);

–    sono necessari aggiornamenti e integrazioni sul piano normativo;

–    sono necessari integrazioni sul piano formativo dei professionisti che intervengono a vari livelli e a vario titolo (progettisti, costruttori, esecutori, funzionari e controllori pubblici).

In definitiva l’obiettivo della progettazione accessibile è indubbiamente quello di cercare quegli accorgimenti architettonici e tecnologici in grado di rendere le strutture accessibili in modo gradevole e non invasivo, costruendo ambienti belli e adatti a tutti.

Altrettanto importante è il messaggio simbolico, che gli interventi per l’accessibilità trasmettono, che vale tanto quanto la loro effettiva funzionalità e che pertanto non dovrebbero mai venire nascosti o ingentiliti con posticci abbellimenti.

La capacità comunicativa dell’architettura e la sua valenza connotativa sono molto importanti perché lasciano vedere o trasparire l’intenzionalità nei confronti dell’accessibilità e dell’inclusione.

 

LACCESSIBILITA’ COME DIRITTO: i richiami normativi

 

Il diritto a “pretendere” ambienti accessibili e fruibili da tutti i cittadini nasce da lontano, insito nel diritto di uguaglianza e di pari opportunità che caratterizza qualsiasi paese civile.

Il miglioramento  dell’accessibilità  o meglio i processi di cambiamento  dell’attenzione,  degli approcci e di conseguenza dei parametri delle normative tecniche è strettamente dipendente dalla normativa nazionale e internazionale per la tutela dei diritti umani.

In primis è la Costituzione della Repubblica Italiana a sancire con l’articolo 3 che:

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

“È compito  della  Repubblica  rimuovere  gli ostacoli  di ordine  economico  e sociale,  che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Oltre alle normative italiane per l’accessibilità esistono dei disposti normativi o regolamentari a livello sovranazionale e internazionale, a cui occorre fare riferimento.

Prima di affrontare il discorso della normativa italiana per l’accessibilità, si farà un breve cenno a due disposizioni sovranazionali.

Esse sono:

  1.  La classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) del 2001 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS ), che è considera la disabilità come la complessa interazione tra le caratteristiche delle persone e le caratteristiche del mondo costruito, spostando l’attenzione dalla disabilità della persona allambiente che può presentare:

  • sia barriere, creando così la non-abilità della persona,

  • sia facilitatori ambientali, che possono contribuire ad annullare o ridurre le limitazioni e favoriscono la piena partecipazione sociale.

  1.  La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità adottata il 13 dicembre 2006 dall’assemblea generale ONU, firmata e ratificata dallo Stato italiano, diventata legge italiana ( Legge 3 marzo 2009, n. 18 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”).

La classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) individua l’ambiente come elemento facilitatore ponendo l’attenzione sull’importanza dell’aspetto progettuale.

“Un  buon  progetto  abilita,  un  cattivo  progetto disabilita”  (da  EIDD  –  European  Institute  for Design and Disability).

Il momento progettuale, ovviamente preceduto da un momento decisionale e seguito da un attento momento  organizzativo  e gestionale  è, in parte, responsabile della non-abilità delle persone.

Ai  fattori  ambientali  viene  pertanto  riconosciuta una funzione facilitante o ostacolante e questo è un   autentico, fondamentale   e importantissimo cambiamento culturale.

Infatti, se l’inaccogliente configurazione di luoghi e oggetti e il disagio ambientale ostacolano le capacità e le abilità diverse di ogni persona; occorre di conseguenza saper individuare gli ostacoli da rimuovere e gli elementi da inserire.

Nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) l’accessibilità riconosciuta come un diritto umano esigibile.

Nella convenzione ONU l’accessibilità è intesa come un principio (articoli 3 e 9) e la progettazione universale come obbligo generale (articoli 2 e 4): pertanto gli stati, che hanno adottato la Convenzione ONU, sono vincolati ad attuarla e si impegnano anche a conseguire l’accessibilità attraverso la progettazione universale (Universal Design).

Gli articoli della Convenzione Onu che trattano di accessibilità e di progettazione universalesono essenzialmente i seguenti:

Articolo 2: Definizioni

Progettazione universale indica la progettazione (e realizzazione) di prodotti, ambienti, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate.

Progettazione  universale non esclude dispositivi di ausilio per particolari gruppi di persone con disabilità ove siano necessari.

Articolo 3: Principi generali

  1.  La dignità, l’autonomia individuale, la libertà di scelta, l’indipendenza

  1.  La non discriminazione

  1.  La piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società

  1. Il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità

  2. La parità di opportunità

  1. L’accessibili

  1. La parità tra uomini e donne

  1. Il rispetto per lo sviluppo delle capacità dei bambini con disabilità e il rispetto per il diritto a preservare la loro identità.

Articolo 4: Obblighi generali

Intraprendere o promuovere la ricerca e lo sviluppo di beni, servizi, apparecchiature e attrezzature progettati universalmente, che dovrebbero richiedere il minore adattamento possibile ed il costo più basso per venire incontro alle esigenze specifiche delle persone con disabilità;

Promuovere  la  loro  disponibilità  ed  uso,  incoraggiare  la  progettazione  universalnell’elaborazione degli standard e delle linee guida.

Articolo 9: Accessibilità

  1. Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a  tutti  gli  ambiti  della  vita,  gli  Stati  Parti  devono  prendere misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità, su base di eguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico, sia nelle aree urbane che nelle aree rurali. Queste misure, che includono l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità, si applicheranno, tra l’altro a:

(a) edifici, strade, trasporti e altre attrezzature  interne ed esterne agli edifici, compresi scuole, alloggi, strutture sanitarie e luoghi di lavoro;

(b) ai servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi elettronici e quelli di emergenza.

  1. Gli Stati Parte inoltre dovranno prendere appropriate misure per:

(e) Mettere a disposizione forme di aiuto da parte di persone o di animali addestrati e servizi di mediazione, specialmente di guide, di lettori e interpreti professionisti esperti nel linguaggio dei segni allo scopo di agevolare l’accessibilità a edifici ed altre strutture aperte al pubblico;

(f) Promuovere altre appropriate forme di assistenza e di sostegno a persone con disabilità per assicurare il loro accesso alle informazioni;

(g) Promuovere l’accesso per le persone con disabilità alle nuove tecnologie ed ai sistemi di informazione e comunicazione, compreso Internet;

(h) Promuovere la progettazione, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di tecnologie e sistemi accessibili di informazione e comunicazioni sin dalle primissime fasi, in modo che tali tecnologie e sistemi divengano accessibili al minor costo.

L’articolo 30 Partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport della

Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ONU 2006 così recita:

  1. Gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di eguaglianza con gli altri alla vita culturale e dovranno prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità:

(a) godano dell’accesso ai materiali culturali in formati accessibili;

(b) abbiano accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili;

(c) abbiano accesso a luoghi di attività culturali, come teatri, musei, cinema, biblioteche e servizi turistici, e, per quanto possibile, abbiano accesso a monumenti e siti importanti per la cultura nazionale.

  1. Gli Stati Parti prenderanno misure appropriate per dare alle persone con disabilità l’opportunità di sviluppare e realizzare il loro potenziale creativo, artistico e intellettuale, non solo a proprio vantaggio, ma anche per l’arricchimento della società.

  2. Gli Stati Parti prenderanno tutte le misure appropriate, in conformità del diritto internazionale, per assicurare che le norme che tutelano i diritti della proprietà intellettuale non costituiscano una barriera irragionevole e discriminatoria all’accesso da parte delle persone con disabilità ai materiali culturali.

  3. Le persone con disabilità dovranno essere titolari, in condizioni di parità con gli altri, del riconoscimento e sostegno alla loro specifica identità culturale e linguistica, ivi compresi la lingua dei segni e la cultura dei non udenti.

  4. Al fine di permettere alle persone con disabilità di partecipare su base di eguaglianza con gli altri alle attività ricreative, del tempo libero e sportive, gli Stati Parti prenderanno misure appropriate per:

(a) incoraggiare e promuovere la partecipazione, più estesa possibile, delle persone con disabilità alle attività sportive ordinarie a tutti i livelli;

(b) assicurare che le persone con disabilità abbiano l’opportunità di organizzare, sviluppare e partecipare ad attività sportive e ricreative specifiche per le persone con disabilità e, a questo scopo, incoraggiare la messa a disposizione,  sulla base di eguaglianza con gli altri, di adeguati mezzi di istruzione, formazione e risorse;

(c) assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso a luoghi sportivi, ricreativi e turistici;

(d) assicurare che i bambini con disabilità abbiano eguale accesso rispetto agli altri bambini alla partecipazione ad attività ludiche, ricreative, di tempo libero e sportive, incluse le attività comprese nel sistema scolastico;

(e) assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso ai servizi da parte di coloro che sono coinvolti nell’organizzazione di attività ricreative, turistiche, di tempo libero e sportive.

Per quanto riguarda il settore turistico, si sottolinea che l’articolo 30 della Convenzione ONUdel 2006 enfatizza l’importanza per le persone con disabilità:

–    dell’accesso ai luoghi di attività culturali (come teatri, musei, cinema, biblioteche), ai servizi turistici e ai monumenti e siti importanti per la cultura nazionale,

–    della partecipazione , su base di eguaglianza con gli altri, alle attività ricreative, del tempo libero e sportive (accesso a luoghi sportivi, ricreativi e turistici e ai servizi).

QUALI E QUANTE NORME PER L’ACCESSIBLITA’ DELLE STRUTTURE RICETTIVE?

Parlare della legislazione tecnica sull’accessibilità e sul superamento delle barriere architettoniche nelle strutture ricettive può essere utile, poiché sovente ci si trova di fronte a soluzioni  e  realizzazioni  che  lasciano  scontente  molte  persone  (specie  le  persone  con disabilità o con esigenze specifiche e particolari) perché:

–     le  persone  con  disabilità  e  esigenze  specifiche  vedono  ostacolato,  impedito,  reso disagevole, faticoso, pericoloso e frustrante il loro rapporto con l’ambiente (ad es. la possibilità di movimento e di uso di spazi, oggetti, mezzi di trasporto etc.) specie con i luoghi nonquotidianamentefrequentati (come gli spazi per lo svago, il tempo libero, il turismo etc.), che da alcuni vengono ritenuti “accessori”  e non fondamentali;

–    le persone con disabilità e esigenze specifiche, di conseguenza, vedono annullata o limitata la possibilità di entrare in relazione con altri, di autodeterminarsi in relazione a proprie necessità, abitudini, volontà, aspirazioni, desideri.

Si può senz’altro affermare che le due normative tecniche per l’accessibilità vigenti in Italia  (il Decreto del Ministro dei lavori pubblici n.236 del 14-06-1989 che riguarda l’edilizia residenziale ed i luoghi privati aperti al  pubblico  e il Decreto  del Presidente  della Repubblica n. 503 del 24-07-1996 , che riguarda edifici e spazi pubblici, anche temporanei) possono interessare e coinvolgere    pienamente    il    settore    del  turismo per tutti , che, come già detto, è interessato dalle strutture ricettive, dai luoghi dello svago e del divertimento, dall’attività sportiva, dai luoghi della cultura e dello sport oltre che dalla struttura dei percorsi e della mobilità.

Come già detto, la normativa tecnica per l’accessibilità in Italia consta di due soli disposti normativi di tipo “tecnico” (DM 236/1989 e DPR 503/1996 ), a cui occorre però aggiungere altre disposizioni normative, proprio perché forniscono comunque indicazioni e soluzioni progettuali, tecniche, organizzative (come ad esempio Linee guida per l’accessibilità dei beni culturali) o ampliano il campo applicativo della normativa sull’accessibilità (Legge 104/1992, la cosiddetta Legge-quadro sull’handicap).

Più recentemente, e solo in relazione ai luoghi di interesse culturale sono stati emanati suggerimenti normativi, o meglio di indirizzo: il Decreto del Ministero per i beni e le attività culturali del 28-03-008, “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale.

Tra l’altro queste linee guida sono particolarmente  interessanti perché ricorrono ai principi internazionali dello Universal Design e perché affrontano anche il problema dell’accessibilità percettiva per le persone con problematiche visive, pur non affrontando il problema dell’accessibilità degli spazi e dei contenuti culturali per le persone non udenti o con problema di udito.

E’ evidente che queste linee guida interessano l’ambiente turistico in quanto grandissima parte delle aspettative, degli interessi, dei desideri dei turisti si rivolgono verso il patrimonio culturale. Inoltre molte sistemazioni ricettive (si vedano ad esempio i residence d’epoca, il cosiddetto albergo diffuso, le dimore d’epoca, molti resort e relais e così via) sono situate in edifici e complessi  (palazzi,  castelli,  fortezze,  borghi  storici)  caratterizzati  dalla consistenza  e dalla importanza  di tipo storico,  artistico  e architettonico  e, in quanto tali, connotati  da valenze culturali.

Secondo le linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, l’accessibilità dei luoghi di interesse culturale riguarda:

–   parchi e giardini storici,

–   aree e parchi archeologici,

–   spazi urbani,

–   edifici e complessi monumentali,

–   luoghi di culto,

–   spazi espositivi,

–   musei,

–   archivi e biblioteche.

Per ognuno degli ambiti sopra citati vengono individuate alcune brevissime e sintetiche linee guida per la loro accessibilità.

Elementi di forza delle linee guida sono costituiti dai seguenti aspetti:

–  fanno appello ai criteri informatori delal progettazione universale o Universal Design;

–  affrontano  con  maggiore  ampiezza  il  problema  delle  barriere  percettive  fornendo indicazioni per migliorare la leggibilità e la comprensibilità dei luoghi, favorendo orientamento e riconoscimento di spazi e oggetti;

–  l’accessibilità è intesa in senso ampio ,quindi anche come fruibilità, usabilità di spazi agevoli, amichevoli;

–  affrontano il problema delle lunghe distanze;

–  invitano ad usare “soluzioni alternative”;

–  sono date alcune precisazioni terminologiche.

NORMATIVE ITALIANE PER IL SUPERAMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE, LACCESSIBILITÀ E LA PROGETTAZIONE UNIVERSALE

Circolare Ministero dei Lavori Pubblici 19 giugno 1968, n. 4809,

Norme per assicurare l’utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la godibilità generale.

1.2. Campo di applicabilità delle norme

  • Le presenti  norme  si  riferiscono  a  strutture  edilizie  a  carattere  collettivo,  con particolare riguardo al settore dell’edilizia sociale, sia per le nuove costruzioni che per le costruzioni già esistenti, nel caso che queste ultime siano sottoposte a ristrutturazione.

Le norme stesse, peraltro, non si limitano evidentemente al problema delle barriere architettoniche relativo al solo settore dell’edilizia sociale, ma, forniscono anche precise indicazioni all’edilizia collettiva in generale ed all’edilizia residenziale.

1.3. Obbligatorietà delle norme

  • Le  presenti   norme   hanno   valore   integrativo   e  non   sostitutivo   di  altre   vigenti regolamentazioni, ed in modo specifico di quelle relative alla progettazione ed esecuzione di opere ed edifici costruiti dallo Stato e da Enti pubblici.

  • Inoltre quanto  contenuto  nelle  presenti  norme,  (…)  non  esclude  soluzioni  più avanzate , ma anzi deve essere inteso come stimolo di ulteriori progettazioni e realizzazioni di mezzi ed accorgimenti di più elevato grado di efficienza e contenuto tecnico.

  • Pertanto agli organi preposti al controllo dell’applicazione delle presenti norme compete l’esame e l’approvazione delle eventuali proposte di mezzi ed accorgimenti, anche se realizzati in difformità a quanto di seguito prescritto.

La citata Circolare  era –  a suo tempo – e lo è tuttora, particolarmente interessante  perché prevede la possibilità di ricorrere a soluzioni (tecniche, tecnologiche, dimensionali, spaziali etc.) differenti da quelle indicate nella Circolare stessa, al fine di superare il problema delle barriere architettoniche con un livello migliore e più alto di prestazioni.

La Circolare anticipa quanto l’attuale normativa tecnica del 1989 (DM 236/198)9 e del 1996 (DPR 503/1996) consente e cioè la possibilità di presentare “soluzioni alternative” a quelle previste nella normativa tecnica.

Legge 28 febbraio 1986, n. 41,

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 1986)

Articolo 32 (…)

  • Non possono essere approvati progetti di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni dei decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384 (ndr ora abrogato e sostituito dal DPR 503/1996), in materia di superamento delle barriere architettoniche.

  • Non possono altresì essere erogati dallo Stato o da altri enti pubblici contributi o agevolazioni per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme di cui al medesimo decreto.

In Italia quante sono le normative tecniche per l’accessibilità ovvero quelle che indicano il campo di applicazione, i criteri di progettazione e le prescrizioni dimensionali?

Sono poche, ma non sempre sono immediatamente comprensibili e non sempre sono di facile applicazione!

La normativa tecnica per l’accessibilità consiste solo di due disposti normativi (DM 236/1989 e DPR 503/1996) che però pongono le stesse richieste per i requisiti e i parametri dimensionali.

 

DM 236/1989 – Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche.

Il DM 236/1989 è il regolamento di attuazione dell’art. 1 della Legge 09-01-1989, n. 13.

Il campo di applicazione riguarda la nuova costruzione e la ristrutturazione di edifici privati,

compresi i loro spazi esterni di pertinenza, ovvero:

  • l’edilizia residenziale, compresa tutta l’edilizia residenziale pubblica;

  • edifici “privati” rispetto alla proprietà, ma “aperti al pubblico” e di “uso pubblico”;

  • sono individuati “3 livelli differenziati di accessibilità”: l’accessibilità, la visitabilità, l’adattabilità.

N.B.:   La nuova costruzione e la ristrutturazione sono categorie edilizie definite e normate

(vedere il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, DPR n380 del 6-6-2001, modificato dal D. Lgs. 301/2002 e i disposti normativi regionali).

DPR 503/1996 – Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503

Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.

Il DPR 503/1996  sostituisce  il DPR  27 aprile  1978,  n. 384 (Decreto  del Presidente  della Repubblica  27 aprile 1978, n. 384, “Regolamento  di attuazione  dell’art. 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici)”, le cui disposizioni sono abrogate.

Il suo campo di applicazione riguarda edifici e spazi pubblici (anche temporanei) in riferimento a:

  • nuova costruzione, compresi gli spazi esterni di pertinenza;

  • ristrutturazione, compresi gli spazi esterni di pertinenza;

  • qualsiasi altro tipo di “intervento edilizio” ;

  • cambio di destinazione d’uso;

  • servizi di pubblica utilità (ad es. trasporti, telefoni etc.);

Nel DPR 503/1996 sono inoltre individuati  3 livelli differenziati di “accessibilità”: l’accessibilità, la visitabilità, l’ adattabilit).

Per   quanto   riguarda   i   criteri   e   i   parametri   dimensionali   Il   DPR   503/1996   rimanda completamente al DM 236/1989.

N.B.:   La nuova costruzione e la ristrutturazione sono categorie edilizie definite e normate (vedere il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, DPR n380 del 6-6-2001, modificato dal D. Lgs. 301/2002 e i disposti normativi regionali).

Legge n. 104 del 5-2-1992

 Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.

Art. 24 Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche

  • le norme tecniche per l’accessibilità si applicano a tutte le “opere edilizie”   fatte in edifici pubblici e privati aperti al pubblico;

  • quindi in  tutti gli interventi sullesistente (ad esempio: manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ampliamento etc.).

 Per  poter  meglio  applicare  la  normativa  tecnica  sull’accessibilità  nelle  strutture  ricettive, occorre ritornare ai diversi livelli di accessibilità previsti dal DM 236/1989 e dal DPR 503/1996. Come già precedentemente evidenziato, il DM 236/1989 e il DPR 503/1996 prevedono tre differenti livelli di “accessibilità”, che sono individuati nel seguente modo:

1. l’accessibilità (tutti gli spazi devo essere totalmente accessibili);

2. la visitabilità (accessibilità parziale, limitata solo ad alcuni spazi);

3. l’ adattabilità  (accessibilità  futura  ossia  differita  nel  tempo,  ma  prevista  e predefinita in sede progettuale).

E’ prevista anche la cosiddetta accessibilità condizionata (altrimenti detta accessibilità a chiamata o a richiesta) per strutture ed edifici pubblici, da applicare in attesa di adeguamento all’accessibilità.

 L’ispirazione prestazionale della normativa tecnica DM 236/1989 e DPR 503/1996.

Non bisogna sottovalutare o trascurare le potenzialità della normativa tecnica italiana sull’accessibilità, che è ispirata a una concezione di tipo prestazionale, che permette di proporre soluzioni alternative a quelle della normativa, purché rispondenti ai criteri di progettazione.

L’impostazione della normativa tecnica è basata su:

  • criteri di progettazione (prescrizioni richieste)

  • specifiche funzionali dimensionali (indicative)

Tale impostazione,  di tipo abbastanza  prestazionale  piuttosto  che unicamente  prescrittivo, consente   di   valutare   con maggiore elasticità e con maggiore spirito critico   le caratteristiche e  la consistenza degli aspetti di barriera e di proporre soluzioni innovative per l’accessibilità.

Le disposizioni tecniche, essendo ispirate ad una concezione di tipo prestazionale, permettono al progettista di proporre soluzioni alternative aquelleindicatedallanormativatecnica, purché rispondenti ai criteri di progettazione (Art. 7.2 del DM 236/1989 e art. 19.5 del DPR 503/1996).

I criteri di progettazione e le specifiche funzionali e dimensionali per l’accessibilità (DM 236/1989 e DPR 503/1996) sono previsti per:

–    Componenti degli ambienti:

  • porte

  • pavimenti

  • infissi esterni, parapetti

  • arredi fissi

  • terminali degli impianti

–    Ambienti:

  • servizi igienici

  • cucine

  • balconi

  • collegamenti orizzontali

  • collegamenti   verticali   (scale,   rampe,   ascensori,   servo   scala,   piattaforme elevatrici)

  • autorimesse

–    Spazi esterni:

  •  percorsi

  • pavimentazioni

  •  parcheggi

–    Segnaletica

Occorre precisare che la normativa tecnica italiana si sofferma molto sugli obiettivi prestazionali dell’accessibilità, definiti dalla normativa tecnica come criteri di progettazione, a cui accorda massima importanza.

Solo successivamente fornisce alcune indicazioni dimensionali, che sono veramente limitate.

Tra le indicazioni dimensionali che sono cogenti, ci sono indubbiamente i cosiddetti spazi di manovra di una persona che usa una carrozzina a ruote manuale, autospinta. Tali spazi di manovra sono presenti nell’ art. 8.0.2 Spazi di manovra con carrozzina a ruote del DM 236/1989 e devono essere tenuti presenti nell’organizzazione degli spazi accessibili.

Tali spazi di manovra sono:

–   A. rotazione 360°- cambiamento di direzione

–   B. rotazione 180° – inversione di direzione

–   C. rotazione 90° (con manovre combinate è possibile il completo cambiamento di direzione)

–   D. svolta 90°

–   E. inversione di direzione con manovre combinate

–   F. rotazione 360° – cambiamento di direzione

–   G. rotazione 180° – inversione di direzione

–   H. rotazione 90° (con manovre combinate è possibile il completo cambiamento di direzione).

N.B. gli spazi F, G, H sono permessi sono in interventi di adeguamento e per la visitabilità degli alloggi.

Esistono anche barriere fisiche nascoste che possono essere quelle non evidenziate da nessun disposto normativo, ma che tuttavia emergono come veri e propri ostacoli, come ad esempio:

–    un parapetto che non permette di vedere bene all’esterno o che invita a sporgersi;

–     l’eccessiva altezza di un davanzale, che non impedisce o ostacola nessun movimento, ma che limita la visuale.

Ulteriori barriere sono le situazioni di scarsa o inesistente accessibilità (o meglio di fruibilità), non imputabile a barriere fisiche precise, come ad esempio:

–    la mancanza di parcheggio riservato in luoghi di larga affluenza di pubblico;

–     l’eccessiva lontananza della zona di parcheggio dal percorso pedonale o dal luogo al quale si è diretti;

–    la grande distanza superabile solo a piedi.

Inoltre non ci sono solo le barriere architettoniche ma anche le barriere percettive (sensoriali e intellettive).

Infatti barriera o impedimento sensoriale è ciò che non è pienamente rilevabile attraverso gli apparati sensoriali.

Barriera o impedimento cognitivo  è ciò che non è capito o non è interpretato correttamente.

La normativa tecnica per l’accessibilità: non solo accessibilità fisica ma anche percettiva.

Il DM 236/1989 e il DPR 503/1996 dicono che barriere sono anche la mancanza o l’insufficienza di indizi e di segnalazioni per facilitare accessibilità e mobilità delle persone che presentano limitazioni percettive.

Infatti nella normativa tecnica per barriere architettoniche si intendono:

–     gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

–     gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;

–     la mancanza  di  accorgimenti  e segnalazioni  che permettono  l’orientamento  e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

Pertanto anche nelle strutture ricettive devono essere messi in atto accorgimenti per facilitare accessibilità e mobilità delle persone che presentano limitazioni  sensoriali.

Occorre sottolineare che, nella normativa tecnica, sono scarse le indicazioni per favorire l’accessibilità percettiva di tipo sensoriale (visiva e uditiva).

Inesistenti sono le indicazioni per l’accessibilità a persone con disabilità intellettiva, psichica, relazionale.

Indicazioni per l’accessibilità percettiva sono presenti nelle Linee guida (2008) per l’accessibilità degli spazi culturali.

Alcune interessanti suggestioni nei confronti dell’accessibilità percettiva sono contenute nella Circolare Ministero dell’Interno n. 4 del 1°-3-2002, “Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili”.

Tale circolare è applicabile non solo dove sono presenti lavoratori con disabilità. La circolare dice che:

–     occorre  realizzare  spazi  conoscibili  e  riconoscibili  (e  tali  da  agevolare  mobilità  ed orientamento) anche attraverso un’attenta e ben calibrata caratterizzazione sensoriale, che faccia appello a elementi di comunicazione sonora, tattile, visiva e plurisensoriale (ad esempio sonora/ottica/a vibrazione);

–     la   mancanza   di   varietà,   data   da   una   scarsa   o   inesistente   caratterizzazione plurisensoriale, può essere considerata un potenziale rischio;

–    l’accessibilità dei percorsi è già sicurezza antincendio.

Risultano barriere percettive, tutti quegli ostacoli che:

–   pendono,

–   sporgono,

–   hanno uno sviluppo divergente,

–   sono presenti sul piano di calpestio del percorso.

L’accessibilità percettiva è pertanto raggiungibile con:

  1. 1. aumento informativo – comunicativo attraverso informazioni extra-visive aiuta i non vedenti e va bene per tutti,

  1. 2. potenziamento informativo-comunicativo rafforzando l’informazione visiva: aiuta gli ipovedenti e va bene per tutti.

Quali norme per l’accessibilità delle strutture ricettive?

Le strutture ricettive, in quanto edifici privati ma aperti al pubblico, rientrano a pieno titolo nel campo di applicazione:

–   del DM 236/1989 quando si effettua nuova costruzione e ristrutturazione;

–   dell’ art. 24 (Eliminazione  o superamento  delle barriere architettoniche)  della legge 104/ 1992 quando si effettua qualsiasi opera edilizia.

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche progettuali (art. 5 del DM 236/1989) le strutture ricettive devono rispettare il requisito della visitabilità: ciò significa che non tutta la struttura ricettiva deve essere accessibile, ma deve essere solo parzialmente accessibile.

Come già detto, la visitabilità rappresenta un livellodiaccessibilitàlimitatoadunapartepiùo meno estesa dell’edificio o delle unità immobiliari,  che  consente  comunque  ogni  tipo  di relazione fondamentale anche alla persona con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Per capire quali parti di una struttura ricettiva debbano essere accessibili secondo normativa, di seguito si riporta integralmente quanto richiesto dal DM 236/1989:

–     Art. 3.4 al punto c): nelle unità immobiliari sedi di attività ricettive il requisito della visitabilità si intende soddisfatto  se tutte le parti e servizi comuni ed un numero di stanze e di zone all’aperto destinate  al  soggiorno  temporaneo  determinato  in  base  alle  disposizioni  di  cui  all’art. 5,  sono accessibili;

–      Art. 3.5. Ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l’accessibilità e-o la visitabilità.

–     Art 5.3. Strutture ricettive.

Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che

consentano l’uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote.

Qualora le stanze non dispongano dei servizi igienici, deve essere accessibile sullo stesso piano, nelle vicinanze della stanza, almeno un servizio igienico.

Il numero di stanze accessibili in ogni struttura ricettiva deve essere di almeno due fino a 40 o frazione di 40, aumentato di altre due ogni 40 stanze o frazione di 40 in più.

In tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme.

La ubicazione delle stanze accessibili deve essere preferibilmente nei piani bassi dell’immobile e comunque nelle vicinanze di un «luogo sicuro statico» o di una via di esodo accessibile.

Per i villaggi turistici e campeggi, oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di due unità.

Per consentire la visitabilità nelle strutture ricettive si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti

4.1, 4.2 e 4.3, atte a garantire il soddisfacimento dei suddetti requisiti specifici.

Riepilogando,  nelle attività ricettive (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se:

–    tutte le parti e servizi comuni sono accessibili;

–   un numero determinato di stanze sono accessibili;

–   un numero determinato di zone all’aperto destinate al soggiorno temporaneo sono accessibili.

Per permettere il rispetto del requisito della visibilità, si richiede che vengano applicate le prescrizioni del DM 236/1989 dell’ art. 4. “Criteri di progettazione per l’accessibilità” e ,in particolare, dei punti 4.1, 4.2 e 4.3, e le corrispondenti specifiche e soluzioni tecniche riportate al punto 8:

–    4.1  unità ambientali e loro componenti:

o porte,  pavimenti,  infissi  esterni,  arredi  fissi,  terminali  degli    impianti,  servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensore, servoscala e piattaforma, autorimesse;

–    4.2  spazi esterni:

  •  percorsi, pavimentazione, parcheggi;

–    4.3  segnaletica.

Quante camere accessibili? Con quali caratteristiche?

–   Struttura ricettiva: numero di stanze accessibili richieste:

  •  almeno 2 fino a 40 camere o frazione di 40;

  •  tale quantità  deve essere  aumentata  di  altre due stanze accessibili  ogni 40 stanze o frazione di 40 in più.

–   Villaggi turistici e campeggi: quantità di unità di soggiorno temporaneo accessibili richiesta:

o oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno  il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di 2 unità.

Caratteristiche delle stanze e dei bagni accessibili:

–   arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra  devono  consentire  l’uso  agevole anche da parte di persone su carrozzina a ruote. Quesiti: i percorsi quale larghezza debbono avere, secondo normativa: cm 80 o cm 90 o cm100?

  •  cm 80 è il “canale di percorribilità” da lasciare libero davanti a lavabo e vasca nei servizi igienici (art. 8.1.6 DM 236/1989);

  •  cm 90 è la larghezza minima dello spazio di manovra per cambiare direzione con manovre combinate dell’art. 8.0.2   Spazi di manovra con carrozzina a ruote del  DM 236/1989;

  •  cm  100  è  la  larghezza  minima  dei  percorsi  orizzontali  e  corridoi,  che necessitano di allargamenti per permettere l’inversione di marcia (art. 8.1.9 del DM 236/1989);

  •  E’ evidente che una larghezza di cm 100/120 del “canale di percorribilità” sia quella ritenuta più idonea, ma tale larghezza va messa in relazione alle caratteristiche di tale “canale di percorribilità”: lunghezza, presenza o no di muri ai lati o di elementi di arredo ecc.

–   Qualora le stanze non dispongano dei servizi igienici, deve essere accessibile sullo stesso piano, nelle vicinanze della stanza, almeno un servizio igienico. E’ ovvio che tale concessione normativa va applicata in limitatissimi casi e solo per alcune tipologie di strutture ricettive. Non è infatti ammissibile che, soprattutto in caso di nuova costruzione o di ampliamento dell’esistente, si faccia ricorso a tale possibilità per  ovvi  motivi  di  riservatezza,  di  comfort,  di  parità  di  trattamento  con  le  altre camere della struttura ricettiva.

–   Per motivi di sicurezza in tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme.

–   La  collocazione   delle  stanze  accessibili   è  preferibile  sia  nei  piani  bassi dell’immobile e comunque nelle vicinanze di un “luogo sicuro statico” o di una via di esodo accessibile.

Strutture ricettive: gli altri servizi, oltre la “tradizionale” ricettività

A seconda dei servizi presenti, ai fini dell’accessibilità, occorre applicare le  corrispondenti prescrizioni normative tecniche per l’accessibilità.

Indicativamente i servizi aggiuntivi a quelli di base (sala 1° colazione, sala pranzo, soggiorno) possono essere:

–   sala conferenze, convegni e locali annessi (ad es. guardaroba)

–   sala spettacoli (e locali annessi, ad es. camerini)

–    sala musica

–   biblioteca

–   postazioni internet

–   spazio culturale  per esposizioni, mostre etc.

–   servizi per igiene (parrucchiere, pedicure etc.) e cura del corpo, palestra, Spa (cure idroterapiche e servizi di benessere del corpo).

–   attività ginnico-sportive (tennis, piscina etc.)

–   bar, ristorante,  self-service

–   punto vendita

–   custodia e gioco bimbi

–   assistenza animali domestici e di compagnia.

Strutture ricettive: sale e luoghi per riunioni, spettacoli

Nelle sale e nei luoghi per riunioni e spettacoli:

–   almeno una zona deve essere agevolmente  raggiungibile,  anche dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria:

  • mediante un percorso continuo in piano o raccordato con rampe,

  • ovvero mediante ascensore o altri mezzi di sollevamento.

–   Qualora le attività siano soggette alla vigente normativa antincendio, detta zona deve essere prevista in posizione tale che, nel caso di emergenza, possa essere agevolmente raggiunta una via di esodo accessibile o un “luogo sicuro statico”.

In particolare, la sala per riunione, spettacolo deve:

–     essere dotata di posti riservati per persone con ridotta capacità motoria, in numero pari ad almeno 2 posti per ogni 400 o frazione di 400 posti, con un minimo di 2;

–    essere dotata,  nella stessa percentuale,  di  spazi liberi riservati per le persone su carrozzina a ruote,  predisposti  su  pavimento  orizzontale,  con  dimensioni  tali  da garantire la manovra e lo stazionamento di una carrozzina a ruote;

–    essere consentita l’accessibilità ad almeno un servizio igienico;

–   essere consentita l’accessibilità al palco, al palcoscenico ed almeno ad un camerino spogliatoio con relativo servizio igienico.

Strutture ricettive: sale e luoghi per ristorazione

Nelle sale per la ristorazione:

–    almeno una zona della sala deve essere raggiungibile mediante un percorso continuo e raccordato con rampe, dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria;

–    tale zona della sala deve essere dotata di almeno uno spazio libero per persone su carrozzina a ruote. Questo spazio deve essere predisposto su pavimento orizzontale e di dimensione tale da garantire la manovra e lo stazionamento di una carrozzina a ruote;

–    deve essere consentita l’accessibilità ad almeno un servizio igienico.

Strutture ricettive: gli spazi culturali e sportivi

Spazi culturali (ad esempio per esposizioni, mostre o altri eventi culturali ) e spazi sportivi possono essere presenti all’interno di strutture ricettive.

Si ricorda che in presenza di tali spazi (e di qualsiasi altro spazio destinato ad “attività sociali” ovvero scolastiche, sanitarie, assistenziali, culturali, sportive) occorre applicare la normativa per l’accessibilità, che , per gli spazi destinati ad “attività sociali” prevede la totale accessibilità di:

–   spazi esterni ;

–   parti comuni  e tutti gli ambienti ;

–   almeno un servizio igienico accessibile per ogni livello utile.

Riepilogando:

  • albergo/struttura  ricettiva:  devono  essere  accessibili:  tutte  le  parti  e  servizi comuni; due (o più) stanze;  spazi esterni;

–    sale e luoghi per riunioni, spettacoli: se sono presenti nella struttura ricettiva, devono essere dotati di almeno due spazi liberi; almeno due posti riservati; devono essere accessibili: un servizio igienico; il palco con un camerino; spogliatoio con servizio igienico;

–   sale  per  la  ristorazione:  se  sono  presenti  nella  struttura  ricettiva,  devono  essere accessibili: una zona della sala,  almeno uno spazio libero per persone in carrozzina; un servizio igienico;

–   altri spazi e servizi: occorre vedere le richieste specifiche per l’accessibilità. Se sono presenti spazi per attività culturali e sportive (e ogni altra attività di tipo “sociale” ovvero attività  educativa,  culturale,  sanitaria,  assistenziale,  sportiva)  occorre  prevedere  la totale accessibilità dei luoghi in cui si effettuano tali attività.